Quale moderazione?

Una certa “moderazione” è figlia diretta del fascismo, del colonialismo e dello schiavismo oltre che costituire una fallacia logica. Oggi la “moderazione” continua a valere per molte categorie di vittime umane ma soprattutto per gli individui delle altre specie. Ogni autentico movimento di liberazione ha dovuto creare in vario modo momenti di forte rottura con la “tradizione” , attraverso atti di disobbedienza e resistenza a leggi e sistemi politici iniqui. Un mattatoio “etico”, un allevamento “bio” con tappa finale il mattatoio (sempre), un laboratorio di vivisezione (da Paolo Mantegazza a David Ferrier – mirabilmente attaccati anche dalle femministe del tempo – agli odierni “studiosi” che torturano per il “progresso scientifico” primati – agghiacciante il video di questi giorni comparso sul Fatto Quotidiano – , e altri animali), un circo con animali, uno zoo (ora si edulcora con “parco naturale”), un delfinario vanno occupati e bloccati, dato che gli appelli pietistici che si susseguono da decenni non servono a nulla. È necessario bloccare gli ingranaggi attraverso sistemi più efficaci. La schiavitù va abolita, non mitigata. La pena di morte va abolita non resa più indolore. Tra uccidere zero individui e 100 la soluzione migliore non sta nel mezzo. Solidarietà totale quindi alle attiviste e attivisti di Alf, di Green Hill, di Farmacologia, di 269 Libération Animale.

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